La Necropoli di Barrea, le sepolture sannite emerse dalle acque

La Necropoli di Barrea, le sepolture sannite emerse dalle acque

8 Giugno 2026 Off di Anna Maria Pierdomenico

Era la metà degli anni Settanta quando il Lago di Barrea, in provincia dell’Aquila, attraversò un prolungato periodo di secca. Il ritiro delle acque, in località Colle Ciglio, riportò alla luce le prime tracce di una realtà archeologica rimasta a lungo nascosta: una vasta necropoli sannitica, legata alla presenza dei Pentri nell’Alto Sangro, prima che l’espansione romana modificasse in modo definitivo l’assetto politico e culturale dell’area.

Le indagini archeologiche hanno permesso di documentare numerose sepolture databili tra l’età arcaica e il pieno periodo sannitico, con materiali compresi soprattutto tra il VI e il IV secolo a.C. L’area funeraria conferma l’importanza del territorio di Barrea nel sistema insediativo dell’alta valle del Sangro, dove le comunità italiche occupavano stabilmente un paesaggio montano attraversato da percorsi, scambi e relazioni con altri gruppi dell’Appennino centrale.

Il rito funerario dei Sanniti Pentri

Le tombe erano realizzate in fosse terragne, spesso delimitate o protette da lastre di pietra calcarea. Le deposizioni più antiche presentano il corpo in posizione rannicchiata su un fianco, mentre nelle fasi successive compare con maggiore frequenza la deposizione distesa. Questa evoluzione dei rituali funerari permette di seguire, attraverso le tombe, i cambiamenti interni della comunità e il progressivo trasformarsi delle pratiche legate alla morte.

Particolare rilievo hanno le sepolture maschili interpretate come tombe di guerrieri. In alcune di esse sono stati rinvenuti corredi militari composti da punte di lancia in ferro e cinturoni in bronzo, oggetti che non avevano soltanto una funzione pratica, ma indicavano anche il ruolo sociale dell’individuo all’interno della comunità. Il cosiddetto “guerriero di Barrea” è uno degli esempi più noti di questa documentazione funeraria, perché restituisce l’immagine di una società in cui il prestigio personale era strettamente legato alla funzione militare.

Armi, gioielli e ceramiche dai corredi funerari

Accanto agli armamenti, la necropoli ha restituito numerosi oggetti di uso personale e ornamentale. Nelle tombe femminili sono attestati elementi come fibule in bronzo, ornamenti, collane e vaghi in pasta vitrea, mentre i corredi ceramici comprendono recipienti legati alla vita quotidiana e al consumo del vino. In alcune tombe più recenti è documentata l’associazione tra cinturone in bronzo e skyphos, elemento considerato caratteristico della cultura sannitica.

Questi materiali consentono di ricostruire una società articolata, con differenze di rango riconoscibili nei corredi e con una rete di rapporti che collegava l’Alto Sangro ad altri territori dell’Italia preromana. Le armi, i cinturoni, le fibule, le ceramiche e gli ornamenti non raccontano soltanto il destino dei singoli defunti, ma restituiscono l’organizzazione di una comunità, i suoi simboli di appartenenza e il modo in cui il prestigio veniva rappresentato anche nella sepoltura.

L’Antiquarium della Civiltà Safina

Oggi i materiali provenienti dalla necropoli e da altri rinvenimenti del territorio sono conservati ed esposti nell’Antiquarium della Civiltà Safina di Barrea, allestito nel centro storico del borgo. Il percorso museale raccoglie corredi funerari, armi, gioielli, utensili e oggetti d’uso quotidiano, offrendo una documentazione diretta sulla vita e sui riti delle popolazioni italiche dell’Alto Sangro.

La necropoli di Barrea rimane una delle testimonianze più significative della presenza sannitica nell’area. Il lago, che per decenni aveva nascosto parte di quella memoria, ha restituito tombe, oggetti e tracce di una comunità vissuta oltre duemila anni fa, permettendo di osservare da vicino un frammento della storia preromana d’Abruzzo.

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