La bugia dell’orchidea – Donato Carrisi

La bugia dell’orchidea – Donato Carrisi

9 Maggio 2026 Off di Anna Maria Pierdomenico

Titolo: La bugia dell’orchidea

Autore: Donato Carrisi

Casa Editrice: Longanesi

Anno: 2025

L’inizio del romanzo

La storia ha inizio in campagna, con un’immagine apparentemente idilliaca: un casale rosso in mezzo al nulla, un cortile silenzioso costellato di biciclette da bambini, giocattoli abbandonati, panni stesi e animali da cortile. Ma all’improvviso quel silenzio viene squarciato da un urlo disperato: la famiglia C. — due genitori e tre figli — viene sterminata, ad eccezione di un solo individuo. Sembra che tutte le prove conducano a una conclusione evidente: c’è un colpevole, l’unico sopravvissuto. Eppure, come l’autore stesso lascia intendere fin dalle prime pagine, non tutto è come appare.

Un thriller tra realtà e finzione

Carrisi costruisce un thriller che fonde metanarrazione e indagine, realtà e finzione, verità apparente e menzogna. Il racconto — con ritmo serrato e atmosfere cariche di tensione — trascina il lettore in un’indagine tanto reale quanto inquietante.

Personalmente sono stata catturata fin da subito: come sempre, Carrisi dimostra grande abilità nel gestire i tempi narrativi e mantenere alta la suspense. Ho letto il libro con grande velocità, spinta dalla curiosità di girare pagina dopo pagina.

La bugia dell'orchidea

La bugia dell’orchidea

Un finale controverso

Tuttavia, devo dire che il finale mi ha delusa. I colpi di scena che si susseguono appaiono a mio avviso eccessivi e, in alcuni punti, forzati. Alcuni misteri restano irrisolti: la risoluzione, che avevo attesa con fiducia fino all’ultima pagina, mi è parsa confusa e poco chiara. A differenza di altri lavori di Carrisi, dove le sfumature sono una scelta ponderata, qui l’eccesso di variabili narrative ha finito col minare la coerenza complessiva.

Considerazioni finali sul romanzo

In sintesi, La bugia dell’orchidea resta un thriller avvincente, intenso nelle sue atmosfere e potente nella capacità di destabilizzare le certezze del lettore. Consigliato a chi ama le storie oscure, i dubbi morali e l’indagine psicologica. Ma, a mio giudizio, con una riserva riguardo al finale: a volte la verità — o ciò che crediamo tale — meriterebbe più chiarezza.

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