Il Mostro di Firenze, mistero e indagine
I primi delitti e la ricostruzione retrospettiva (1968–1974)
Tra il 1968 e il 1974 si collocano gli episodi che solo in seguito sarebbero stati collegati alla serie del Mostro di Firenze. La notte tra il 21 e il 22 agosto 1968, a Signa, Barbara Locci e Antonio Lo Bianco furono trovati morti nella loro auto. Il marito di Locci, Stefano Mele, venne condannato per l’omicidio, ma anni dopo il caso fu riesaminato a causa della compatibilità dei bossoli con quelli degli omicidi successivi.
Il 15 settembre 1974, a Borgo San Lorenzo, furono uccisi Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini. Le mutilazioni sulla vittima femminile e l’uso della stessa tipologia di arma divennero un punto di riferimento per l’individuazione delle caratteristiche ricorrenti della serie.
La ripresa della serie e il riconoscimento della serialità (1982–1983)
Dopo una lunga pausa, nella notte tra il 19 e il 20 giugno 1982, a Baccaiano, furono uccisi Paolo Mainardi e Antonella Migliorini. Mainardi fu soccorso vivo ma morì poco dopo. Sul posto vennero trovati bossoli calibro .22 Winchester con marchio “H”, identici a quelli di episodi precedenti. Da quel momento la stampa iniziò a usare con regolarità l’espressione “Mostro di Firenze”.
Il 9 settembre 1983, in località Giogoli, furono uccisi due ragazzi tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer, forse scambiati per una coppia.

Identikit del Mostro di Firenze eseguito dopo il delitto del 1981
L’escalation e il delitto di Vicchio (1984)
La notte del 29 luglio 1984, a Vicchio di Mugello, furono uccisi Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci. L’arma, il tipo di munizioni e la dinamica dell’aggressione risultarono identici alle scene precedenti. La ferocia dell’episodio aumentò la pressione sull’indagine, spingendo le autorità a intensificare controlli e verifiche sulle aree rurali del Mugello e della Val di Pesa.
L’ultimo delitto della serie e la svolta investigativa (1985)
Tra il 7 e l’8 settembre 1985, in località Scopeti, furono uccisi i cittadini francesi Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot. La coppia si trovava in tenda quando venne colpita con la stessa arma attribuita agli omicidi precedenti. La donna subì mutilazioni post mortem e sul posto erano presenti i consueti bossoli Winchester “H”. Pochi giorni dopo arrivò in Procura una busta anonima contenente un lembo del seno della vittima, confermando la continuità con la serie. Fu l’ultimo delitto attribuito al Mostro di Firenze.

Lettera inviata dal Mostro di Firenze alla procuratrice Silvia Della Monica
Centralizzazione delle indagini e primi sospetti strutturati (1986–1992)
Dopo il delitto degli Scopeti, l’indagine fu centralizzata sotto la Procura di Firenze. Vennero riesaminati tutti i casi dal 1968 in avanti, riaprendo il fascicolo su Signa e valutando nuovamente il contesto familiare di Barbara Locci. Nel frattempo furono approfondite le posizioni di persone già note alle forze dell’ordine nella zona di San Casciano, Mercatale e dintorni.
Il quadro investigativo rimase complesso: furono seguite piste diverse, basate su movimenti sospetti, armi possedute, conoscenza del territorio e testimonianze frammentarie, senza però giungere a un risultato conclusivo.
L’arresto di Pacciani e i processi (1993–1998)
Nel 1993 venne arrestato Pietro Pacciani, contadino di Mercatale, accusato di essere l’autore dei duplici omicidi della serie. Il processo iniziò nel 1994 e si concluse nel 1995 con la condanna all’ergastolo. Nel 1996, l’appello portò alla sua assoluzione per insufficienza di prove; la Cassazione ordinò un nuovo processo, che non poté essere celebrato perché Pacciani morì nel 1998.
Parallelamente furono indagati Mario Vanni, Giancarlo Lotti e Giovanni Faggi, indicati come i “compagni di merende”. Lotti e Vanni vennero condannati in via definitiva per concorso in alcuni delitti, mentre Faggi fu assolto. Nonostante le condanne, diverse questioni legate alle dinamiche e a eventuali altri coinvolti rimasero aperte.