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La lunga scia di sangue di Belle Gunness

Belle Gunness è stata una serial killer di origine norvegese: con le sue 40 vittime stimate, è stata una delle più prolifiche assassine seriali di tutta la storia degli Stati Uniti.

Una trappola mortale

Era il 1908 quando un terribile incendio divampò nella tenuta di una donna chiamata Belle Gunnes. La polizia rinvenne dei corpi che ritenne appartenere a lei e ai suoi figli e arrestò Ray Lamphere, ex dipendente che con Belle aveva avuto una relazione tormentata. La difesa dell’uomo stupì tutti: la Gunness non era morta nell’incendio, ma aveva assassinato una donna, l’aveva decapitata e le aveva messo i suoi vestiti addosso. Poi aveva avvelenato i figli con la stricnina e aveva appiccato il fuoco. Infine si era fatta accompagnare alla stazione ed era fuggita, senza più dare sue notizie.

Perchè questo? Belle attirava gli uomini nella sua fattoria, li seduceva e li avvelenava o colpiva con un’ascia mentre dormivano. Poi, li smembrava e si faceva aiutare da Ray a seppellirli. E stava per essere scoperta.

Chi era Belle Gunness?

Belle, il cui vero nome era Brynhild, nacque nel 1859 a Selbu, in Norvegia, da una famiglia molto povera. Ottava e ultima figlia, aiutava la famiglia portando le pecore al pascolo e crescendo venne sempre più apprezzata dai suoi datori di lavoro: era alta, forte e non temeva di passare la notte da sola nelle baite. Meno buoni erano i rapporti con i suoi coetanei, che la ritenevano maligna e bugiarda.

A ventitré anni decise di emigrare negli Stati Uniti, aiutata dalla sorella e dal cognato che vivevano già lì. Arrivata in America, Brynhild cambiò il suo nome in Belle e iniziò a lavorare come cameriera. Circa due anni dopo la donna conobbe e sposò il sorvegliante notturno Mads Sorensen, con si trasferì a Austin, un sobborgo di Chicago.
In quel periodo Belle adottò una bimba, Jenny, che il padre, rimasto vedovo, non si era sentito si crescere. Pochi anni dopo le nacquero quattro figli, ma i primi due bimbi morirono in tenera età. Nel 1900 venne a mancare anche Mads, curiosamente nell’unico giorno in cui le due assicurazioni sulla vita che l’uomo aveva stipulato con due compagnie diverse erano contemporaneamente valide.

Belle Gunness

Belle Gunness

La vedova nera

Il medico che aveva visitato l’uomo sospettò subito che fosse stato avvelenato con la stricnina e affrontò Belle. La donna dichiarò di aver dato al marito una polvere contro il raffreddore che il dottore stesso gli aveva prescritto. Il medico si convinse e firmò il certificato di morte.
Col premio assicurativo Belle comprò un negozio di abbigliamento, che venne distrutto pochi mesi dopo da un incendio. Riscossi altri soldi dall’assicurazione, la donna acquistò una fattoria a La Porte, in Indiana, e vi si stabilì con Jenny e le altre due figlie, Myrtle e Lucy.

Nel 1902 sposò il macellaio Peter Gunnes, che si trasferì da Belle insieme alla figlia di primo letto, Swanhilde. Nove mesi dopo l’uomo fu ritrovato morto, con la testa spaccata da un tritacarne. Il medico stavolta avvertì la polizia, ma quando Jenny testimoniò che aveva visto l’oggetto cadere accidentalmente da una mensola il caso fu archiviato. La Gunness riscosse l’ennesima assicurazione. Il fratello Peter, temendo per la vita di Swanhilde, la fece rapire.

Morto il marito, Belle intrecciò una relazione con uno dei suoi dipendenti, Ray Lamphere, la cui gelosia si scatenò quando lei mise un annuncio sul giornale per trovare un nuovo consorte.
Coloro che risposero ricevettero una lettera che li invitava a depositare del denaro a nome. Bizzarramente, molti interpretarono questa richiesta come un segno di affidabilità e presto alla fattoria si susseguirono una serie di spasimanti. La maggior parte di loro avrebbe trovato la morte a La Porte.

I primi sospetti 

Ray, che non sopportava il succedersi di amanti nella tenuta, cominciò a fare rabbiose scenate e venne licenziato. Rimasto nei pressi per spiare Belle fu infine denunciato.

Nel 1906 Jenny raccontò ad alcuni suoi compagni di scuola che era stata sua madre ad assassinare il marito, e fu quindi interrogata nuovamente dalla polizia. Davanti agli inquirenti negò tutto, poi sparì nel nulla. La Gunness dichiarò che la figlia era stata mandata in collegio.

Nel 1908 all’annuncio di Belle rispose Andrew Helgelien, che si recò a La Porte con tutto il suo denaro e scomparve dopo poco giorni. Usualmente la serial killer sceglieva uomini senza legami, ma con Andrew commise un errore. Il fratello di lui, Asle, si recò dalla sceriffo di La Porte per denunciarne la scomparsa e accusare la Gunness. Quella stessa notte la fattoria della donna era stata distrutta dalle fiamme.

Belle Gunness con i suoi figli

Nonostante l’apparente dipartita di Belle, Asle non si arrese e continuò a indagare. Grazie anche alle dichiarazioni di un ex dipendente della fattoria, lo sceriffo fece scavare nel porcile. Il primo cadavere smembrato ad essere rinvenuto fu quello di Andrew Helgelien, seguito da quelli dei vari spasimanti, di Jenny e di tre vittime mai identificate: una donna priva della testa e due bambini. Il numero stimato di vittime è 40, ma è plausibile che ce ne siano state di più.

Che fine ha fatto Belle Gunness?

Quando  Ray Lamphere dichiarò che Belle era viva e che il cadavere rinvenuto non fosse il suo, inizialmente non fu creduto. In seguito però dei testimoni sostennero che il corpo fosse più piccolo di quello della Gunnes e l’analisi dei resti rivelò tracce di veleno.

Nessuno sa davvero che fine abbia fatto questa assassina seriale e intorno a lei sono sorte numerose leggende. La storia ci dice che quando la sua migliore amica morì, in casa sua venne rinvenuto il teschio di una donna. Era forse quello della sventurata scelta per mettere in scena la morte di Belle?

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Un prigioniera pericolosa

Ritratto di Nellie Bly

Ritratto di Nellie Bly

Quel giorno Nelly Bly, antesignana del giornalismo d’inchiesta, avrebbe potuto finalmente intervistare un figura che era entrata con prepotenza negli incubi degli americani. Lì, nella Sullivan County Jail di Monticello, nello Stato di New York, era rinchiusa una prigioniera dal comportamento così selvaggio da aver attirato l’attenzione dei quotidiani di tutto il mondo e di aver solleticato le più morbose fantasie del pubblico. Addirittura, con un certo volo di fantasia, qualcuno sosteneva che la donna fosse in qualche modo coinvolta nei crimini di Jack Lo Squartatore. Costei si chiamava Lizzie Halliday e si era lasciata alle spalle una scia di sangue più lunga di quanto gli inquirenti credessero. Proprio nelle due interviste con Nelly Bly, Lizzie svelò gli ultimi tasselli della sua storia. Ma andiamo con ordine.

Una serpe in seno

Lizzie era entrata a servizio di Paul Halliday, un benestante settantenne che aveva una fattoria a Burlingham, nel 1889 quando aveva trent’anni. Paul era vedovo e aveva due figli, Robert e John, quest’ultimo purtroppo mentalmente disabile. Lizzie e Paul non ci avevano messo molto a sposarsi, ma la donna proprio non sopportava i figliastri, in particolare quello malato. In aggiunta a funestare il matrimonio arrivarono le crisi di follia della Halliday e i suoi comportamenti inspiegabili. Arrivata a rubare immotivatamente dei cavalli fu arrestata e riconosciuta colpevole ma il suo avvocato la fece assolvere per infermità mentale e internare in manicomio. Paul, ignaro della pericolosità della consorte, commise il tragico errore di aiutarla a tornare a casa.

Nel maggio del 1981 parte della fattoria degli Halliday fu improvvisamente avvolta dalle fiamme e bruciò fino alle fondamenta, uccidendo John. I sospetti caddero immediatamente su Lizzie, ma non fu possibile provare nulla. In agosto Paul scomparve nel nulla e la moglie asserì che si era recato in un paese vicino per lavoro. Nessuno le credette e infine fu emesso un mandato di perquisizione per la sua proprietà.

Gli omicidi

I primi due cadaveri furono rinvenuti in un granaio e appartenevano a due donne, Margaret e Sarah McQuillan. Il fatto che la famiglia delle due vittime l’avesse molto aiutata in passato e che le conoscesse fin da prima di partire dall’Irlanda non le aveva impedito di ucciderle a colpi di pistola. Lizzie, interrogata, diede solo risposte incoerenti, poi fu tradotta in prigione. Ci volle un po’ di più per trovare il terzo corpo, quello di Paul Halliday, che marciva sotto le assi del pavimento. Una volta in custodia nella nella Sullivan County Jail Lizzie cominciò a non mangiare, aggredì la moglie dello sceriffo, provò a dare fuoco al proprio letto e cercò di uccidersi più volte, tanto che alla fine dovette essere incatenata.

Proprio in cella riuscì a incontrarla Nelly Bly, che con le sue domande scoprì che probabilmente quelli per cui era accusata non erano primi delitti di Lizzie. Paul era stato solo l’ultimo di una lunga serie di mariti morti o miracolosamente sopravvissuti.

Una macabra intervista

Lizzie Halliday

Lizzie Halliday, nata Eliza Margaret McNally, venne alla luce intorno al 1859 nella contea di Antrim , in Irlanda,  e la sua famiglia si trasferì in America quando lei era molto giovane. Nel 1879 sposò un uomo che si faceva chiamare Charles Hopkins  (il suo vero nome era Ketspool Brown) e pare che la coppia ebbe un figlio che per un motivo a noi non noto fu messo in un istituto. A meno di un anno dal matrimonio Charles morì improvvisamente. Nel 1881 fu la volta di Artemus Brewer, anche lui deceduto alcuni mesi dopo averla presa in moglie. Il terzo marito fu più fortunato e la lasciò poco dopo le nozze. Al quarto consorte, il veterano di guerra George Smith, fu riservata un tazza di tè corretta con l’arsenico, ma l’uomo riuscì a salvarsi e Lizzie dovette fuggire. Rifugiatasi nel Vermont sposò il quinto marito, Charles Playstel, ma lo lasciò dopo meno di due settimane. Probabilmente Charles ringraziò la sua buona sorte per tutta la vita.

Nel 1888 Lizzie Halliday fece la sua comparsa a Philadelphia, dove soggiornò presso una famiglia che viveva accanto alla sua quando erano in in Irlanda: I McQullians. Non molto tempo dopo Margaret e Sarah avrebbero pagato cara questa loro gentilezza. Mentre era a Philadelphia Lizzie aprì un negozio, ma in breve decise di bruciarlo per avere i soldi dell’assicurazione. Fu scoperta e condannata a due anni di carcere. Uscita dall’istituto di correzione conobbe Paul Halliday.

Ancora sangue

Nessuno sa con certezza cosa sia accaduto ai primi due consorti di Lizzie, ma apparve chiaro a tutti che l’elenco degli sventurati che hanno incrociato la sua strada conti più punti di quelli noti. Il 21 giugno 1894 la Halliday fu condannata per l’omicidio di Margaret e Sarah McQuillan, che quasi certamente non furono le prime vittime e purtroppo non furono nemmeno le ultime.

Lizzie Halliday fu la prima donna ad essere destinata alla sedia elettrica, ma data l’infermità mentale la pena venne commutata in un ergastolo da scontare in una clinica psichiatrica, il Matteawan State Asylum. Qui, nel 1906, la serial killer avrebbe riscosso il suo ultimo tributo di sangue pugnalando decine di volte un’infermiera, Nellie Wickes.

Lizzie Halliday morì il 28 giugno 1918.

 

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