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Erzsébet Báthory, la contessa Dracula

Erzsébet Báthory

Erzsébet Báthory, soprannominata la Contessa Dracula o la Contessa Sanguinaria, è stata una delle più note e prolifiche donne serial killer.

Un’orrenda mattanza

Erzsébet Báthory

Erzsébet Báthory

Orrore. Un orrore indicibile fu quello che dovettero trovarsi davanti i soldati inviati a perquisire il castello di Csejthe. Pavimenti scivolosi per il sangue, pareti con ampi schizzi color cremisi, corpi accasciati. Alcune fanciulle, a malapena vive, erano state seviziate e mutilate, altre invece avevano già incontrato la morte. Al centro di tutto la contessa Erzsébet Báthory, sorpresa nell’atto di torturare fanciulle.

Nonostante la preoccupazione per la scomparsa di alcune ragazze di nobile di schiatta affidate alla cura della donna e nonostante le inquietanti voci sul suo conto nessuno avrebbe potuto immaginare cosa stesse accadendo davvero tra quelle spesse mura di pietra. Nemmeno  la chiesa cattolica e l’imperatore Mattia II, che avevano ordinato l’indagine.

I diari di Erzsébet Báthory, che molti ritengono apocrifi, ci narrano la morte di 650 giovinette. Gli storici hanno stimato un numero compreso tra le 100 e le 300 vittime, ma come si arrivò a queste atrocità?

Una terribile genìa

La famiglia di Erzsébet non era estranea ai disturbi mentali, soprattutto a causa dei ripetuti matrimoni tra consanguinei. Nata nel 1560 a Nyírbátor, nell’attuale Ungheria, la ragazza crebbe in Transilvania e fin dall’infanzia mostrò segni di squilibrio, passando subitaneamente dalla calma, alla cupezza all’ira più feroce. L’ambiente di estrema violenza in cui Erzsébet visse non poté che peggiorare la situazione. La tortura di una zingaro da parte dei soldati della sua famiglia e la mutilazione di 54 persone da parte del cugino, il principe di Transilvania, con ogni probabilità diedero il colpo di grazia al suo già precario equilibrio.

Ferenc Nádasdy I

Ferenc Nádasdy I

A 11 anni fu promessa in moglie al conte Ferenc Nádasdy, che sposò quattro anni più tardi. La tradizione racconta che il marito si rivelò un uomo brutale verso i suoi servi, che amava torturare nei modi più svariati. Si narra che uno dei suoi tormenti preferiti consistesse nel legare fanciulle presso le arnie di sue proprietà, dopo averle denudate e cosparse di miele.

Erzsébet non era da meno. Si racconta che una sera una domestica dodicenne riuscì a fuggire dal castello, ma venne presa poco dopo e condotta dalla contessa. La donna la costrinse ad entrare in una gabbia in cui non poteva stare né in piedi né seduta, che venne spinta contro dei paletti appuntiti. In un’altra occasione volle che delle fanciulle nude fossero condotte sotto la sua finestra, esposte al gelido rigore invernale. Non paga del freddo che le tormentava, fece versare loro addosso dell’acqua e le osservò morire assiderate. Un’altra volta, insieme marito, fece infilare tra le dita di una serva, che si era dichiarata malata, dei pezzi di carta impregnati d’olio ai quali fu poi dato fuoco.

 

Il mondo dell’occulto e gli omicidi

La contessa Erzsébet

La contessa Erzsébet

Ferenc Nádasdy, impegnato a combattere i Turchi, trascorreva poco tempo nel castello di Csejthe e Erzsébet presto cominciò a tradire il marito e a dedicarsi a quella che sarebbe diventata la sua grande passione: l’occultismo. Conosciuti Dorothea Szentes e Thorko, una sedicente esperta di magia nera e il suo servitore, la nobildonna cominciò ad essere ossessionata dalla stregoneria. C’era una cosa che le stava a cuore più di ogni altra e il suo pensiero la tormentava giorno e notte: stava invecchiando e alla sua bellezza non voleva assolutamente rinunciare.

Un giorno, dopo essersi sporcata le mani col sangue di una serva che aveva picchiato, Erzsébet Báthory si convinse che la sua pelle fosse ringiovanita. Assecondando questo delirio, si persuase di aver trovato la chiave dell’eterna giovinezza: il sangue di vergine, che la nobildonna avrebbe dovuto bere o utilizzare per bagnarsi.

Le prime a cadere sotto i colpi della contessa e dei suo complici furono le contadine del luogo. Ferenc con ogni probabilità sapeva, ma non fece nulla. Inoltre, nel 1604 morì.

Nessuno prestò davvero attenzione alla scomparsa delle ragazze e se qualcuno lo fece fu messo a tacere. Solo quando Erzsébet osò colpire le famiglia più agiate il castello di carte crollò.

castello di Csejthe

castello di Csejthe

La scoperta

Nel 1609 Erzsébet Báthory istituì un’accademia per l’educazione delle ragazze, allo scopo di attirare nel suo castello fanciulle provenienti da famiglie di maggior nobiltà. Era convinta che il sangue aristocratico fosse il più efficace. Le fanciulle che cadevano nella sua trappola erano appese a testa in giù sopra una vasca e sgozzate, oppure rinchiuse in minuscole gabbie con punte di ferro nelle quali finivano impalate.

Nel 1610, proprio durante uno dei suoi efferati rituali, fu sorpresa dagli emissari dall’imperatore. Arrestata, fu condannata ad essere murata viva, con una piccola feritoia come unico contatto col mondo. Morì 4 anni più tardi. I suoi complici furono puniti con la tortura e la morte.

 

 

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