La guerra di Lia – Recensione

La guerra di Lia

Scheda

Titolo: La guerra di Lia

Autore: Silva Ganzitti

Casa editrice: Edizioni Solfanelli

ISBN: 978-88-7475-413-7

Prezzo (Euro): 16

N. Pagine: 208

La guerra di Lia

Per la mia rubrica di piccole recensioni oggi vi voglio parlare di questo romanzo che ho divorato in due sere: La guerra di Lia di Silva Ganzitti. Ho avuto il piacere di lavorare con Silva, quindi avevo altissime aspettative su questo libro, aspettative più che soddisfatte.

La guerra di Lia si apre a Buja, in un Friuli che non è solo un palcoscenico ma anche un grande protagonista della narrazione, con i suoi luoghi, le sue tradizioni e il suo idioma peculiare. È il 1940 e la guerra non è ancora entrata prepotente nella vita degli abitanti del paese. Per ora, nonostante tutta la sua tragicità e la moltitudine di giovani vite infrante, è ancora percepita come fumosa, ovattata dalla lontananza.

Lia è una ragazza di sedici anni con una famiglia normale, povera e piena di dignità che non smette di lavorare duramente nemmeno quando la situazione economica migliora. Ha due sorelle, che ama, con cui dorme stretta ogni notte e che non sveglia nemmeno a causa del suo sonno agitato. Si contorce e geme, mentre nei sogni è “trasportata” in una sorta di limbo che ha spesso come sfondo il bosco. Un po’ diversa dalle altre bimbe Lia lo è sempre stata e la prima a capirlo è stata la levatrice che l’ha vista nascere avviluppata nella placenta. Nata con la camicia e quindi speciale.

Purtroppo il conflitto e i suoi orrori finiscono per arrivare anche a Buja e nei suoi dintorni e hanno gli occhi e le mani dei Kazàk, i Cosacchi. Tra gli altri questo romanzo ha avuto il grande pregio di farmi conoscere una fetta della Seconda Guerra Mondiale che ignoravo. Durante l’invasione della Russia le forze armate tedesche avevano arruolato decine di migliaia di volontari cosacchi con la promessa dell’autonomia per i loro territori di provenienza. A seguito della sconfitta di Stalingrado i Cosacchi avevano occupato il Friuli in quella che veniva chiamata Operazione Ataman.

I Cosacchi però non sono gli unici giocatori in campo, anche i partigiani presto giungono nella regione. Nella fase finale della guerra il Friuli diventa quindi il teatro di uno scontro per la sopravvivenza che mieterà le sue vittime in entrambi gli schieramenti, lasciando sul campo  combattenti brutali e altri pieni di pietà e umanità, giovani troppo coraggiosi e fanciulle senza alcuna colpa. Bartolo, il padre di Lia, uomo mite e onesto, si troverà infine a dover scegliere se restare a guardare o se rischiare la sua vita per aiutare i partyzany. 

Questo libro ci narra la guerra attraverso gli occhi della gente comune e quelli pieni di immaginazione di Lia e ci conduce a scoprire orrori e dimostrazioni di coraggio di cui forse non eravamo a conoscenza. In un certo modo mi ha fatto pensare ai racconti di mia nonna, che aveva dieci anni quando aveva dovuto abbandonare la sua casa con la madre, la sorellina e la nonna. Ignare, vivevano proprio a ridosso della linea Gustav.

In breve, un libro rivolto a chiunque voglia imparare qualcosa in più sulla nostra storia e sulla natura umana. Consigliatissimo.

 

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