Oetzi, la mummia di Similaun

Durante un’escursione compiuta tra il 19 e il 22 settembre 1991, sul ghiacciaio di Similaun fu rinvenuto Oetzi, una mummia di circa 5000 anni.

La scoperta

La mummia di Ötzi sul luogo del ritrovamento

Gli autori dello straordinario ritrovamento furono  i coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon

Il corpo, inizialmente attribuito ad un alpinista scomparso, fu recuperato dalle autorità austriache senza particolari accorgimenti e furono danneggiate parti del corpo e dell’equipaggiamento. Al principio nessuno si rese conto della grande scoperta che aveva davanti e solo dopo sei giorni venne chiamato un archeologo, che datò la mummia di almeno 4.000 anni.

La mummia fu prima portata in Austria, dove fu esaminata da esperti, e successivamente, poiché il luogo del ritrovamento si trovava in territorio italiano, trasferita in Italia.
Un giornalista la soprannominò “Ötzi” (o Oetzi), vezzeggiativo derivato dal luogo del ritrovamento, Ötztal nel Tirolo del Nord.

 

Una scoperta eccezionale

Nel 2008 venne effettuata la datazione al radiocarbonio che attribuì ai resti un’età compresa tra 5300 e 5200 anni. Assieme alla mummia furono ritrovati anche resti degli indumenti e degli oggetti personali, come un arco in legno di tasso, una faretra con due frecce pronte e un pugnale di selce.

Ötzi è considerato il primo essere umano tatuato di cui si abbia conoscenza, in quanto sul suo corpo sono stati ritrovati ben 61 tatuaggi. Essi si trovano in corrispondenza di punti in cui gli esami radiologici hanno individuato forme di artrosi, dunque si presume che tali immagini avessero una funzione di tipo curativo o religioso, al fine di alleviare i dolori.

Analogamente alla cosiddetta maledizione di Tutankhamon, alcuni hanno visto un sortilegio anche nella sequenza di disgrazie che ha colpito chi ha partecipato al ritrovamento e allo studio di Oetzi.

Oetzi, la mummia del Similaun è conservata a Bolzano, al Museo archeologico dell’Alto Adige, in un’apposita struttura che mantiene le condizioni di conservazione pur permettendone l’osservazione.

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