Il tuo nome sarà Pace (2016) – Parte II

Il giorno della partenza Piero aveva salutato i suoi genitori con il sorriso sulle labbra e l’aria sicura, ma in fondo al cuore era terrorizzato. Suo padre era orgoglioso di lui, era evidente, ma come sempre quando era preoccupato non diceva una parola. Sua madre, con gli occhi lucidi, continuava a raccomandargli di coprirsi bene, come se il freddo fosse l’unico pericolo a cui andava incontro. Negava l’evidenza. Piero mise il fucile a tracolla e lasciò la casa. Cominciò a camminare lungo il percorso del torrente, era così che gli era stato detto di fare per arrivare dove i suoi commilitoni erano accampati. Si avviò di buon passo, consapevole che avrebbe dovuto camminare per diverse settimane.

 

Ninetta prese un secchio e uscì. Le bastò guardare il torrente da lontano per capire che era successo qualcosa, attorno alla ruota del mulino si era radunato un gruppo di persone. Lanciò il secchio a terra e corse verso la folla, ma prima che potesse vedere cosa stava accadendo un uomo la bloccò.

“Papà, lasciami passare.”

“No, bambina, non voglio che tu veda.”

“Un altro soldato nel fiume?”

“Sì, uno dei nostri.”

“Voglio vederlo…”

Il padre scosse la testa.

“É rimasto incastrato nella ruota…il suo viso…il suo viso non c’è più.”

Ninetta cercò di divincolarsi, se fosse riuscita a vederlo sarebbe stato il suo istinto a dirle se era Piero, ma il padre la trattenne.

“Credi sia Piero? Dimmelo!”

L’uomo scosse stancamente la testa.

“Non lo so. E’ alto e robusto come il tuo Piero, ma di più non posso dire.”

Ninetta smise di agitarsi e il padre allentò la presa.

“Lasciami andare.”

L’uomo notò qualcosa di diverso nella sua voce, una determinazione e un coraggio che lo spinsero ad obbedire.

Ninetta si avvicinò alla riva, dove alcuni uomini avevano adagiato il corpo martoriato, e rimase alcuni istanti ad osservarlo.

Suo padre la vide cadere in ginocchio e corse al suo fianco.

“Credi sia lui?”

“Non lo so. So solo che questo è l’inferno.”

 

Piero era stanco, atrocemente stanco. Aveva camminato per giorni e infine si era reso conto di essersi perso. Si sentiva confuso, smarrito e stupido. Soprattutto stupido. Non sarebbe mai dovuto partire, quello non era il suo posto, quello non era il suo mondo, ma ormai era tardi. Sapeva che per arrivare al fronte si sarebbe dovuto dirigere a nord, quindi si avviò sconsolato, trascinando i piedi e ripetendo a se stesso che stava compiendo il proprio dovere, ma ormai era il primo a non crederci. Era così assorto nei suoi pensieri che quasi non si avvide del gruppo di bambini che giocavano poco lontano. Fu il grido pieno d’angoscia di una donna a riscuoterlo.

“Allontanatevi, presto!”

I bimbi corsero via spaventati, ad eccezione di una ragazzina con le trecce rosse, tutta occhi e guance scavate, che era rimasta pietrificata.Piero non riusciva a capire da dove provenisse il pericolo che aveva terrorizzato la donna, ma il suo primo istinto fu quello di avvicinarsi alla bambina per proteggerla.

La donna che aveva gridato si gettò sulla piccola per farle scudo col suo corpo e Piero si rese atrocemente conto che il pericolo era lui, il soldato sconosciuto e armato comparso all’improvviso.

Lei si voltò a guardarlo negli occhi, con uno sguardo in cui non c’erano più né sfida né paura, ma solo un vuoto e una rassegnazione che lo fecero vergognare. Avrebbe voluto dirle che non avrebbe fatto loro del male, avrebbe voluto tenderle la mano per aiutarla ad alzarsi, ma non ne ebbe il coraggio. Corse via senza voltarsi indietro fino a rimanere senza fiato.

Epilogo

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