Il Mistero della Mezzaluna (2005) – Parte II

Alberto andò ad aprire personalmente e accolse cordialmente il nuovo venuto:

“Finalmente sei arrivato, cominciavamo a disperare.”

“Non preoccuparti Alberto, non mi sarei perso la tua festa per niente al mondo.”

Il ragazzo che entrò era sulla trentina, con capelli scuri e mossi e gli occhi neri. Dafne, prima ancora di vederlo, ne aveva riconosciuto la voce vellutata, una voce che lei conosceva benissimo: era Michele Grandi, l’avvocato della famiglia Dantoni.

Alberto lo accompagnò nel salone e disse:

“Mio caro Michele lascia che ti presenti le amiche di mia figlia, Elisabetta e Luisa. Quanto agli altri, credo che tu li conosca già.”

Michele strinse la mano alle due ragazze, salutò Carlo, Alice e Giovanna, poi si avvicinò a Dafne e le disse con voce un po’ incerta:

“Ciao vicecommissario.”

“Ciao avvocato.” Rispose lei, sentendo una morsa che le serrava lo stomaco.

“Come mai sei sola, Claudio dov’è?”

“Aveva un impegno.”

“Come stai?”

“Bene e tu?”

“Tutto ok.”

Dafne e Michele erano usciti insieme a lungo, ma poi tutto era finito quando Michele era diventato geloso del collega di lei, Claudio. Dafne e Claudio erano uniti da un’amicizia fraterna e innocente, ma a poco a poco il loro affiatamento aveva fatto nascere degli infondati sospetti in Michele. Dafne aveva sopportato per poco la sua gelosia e aveva interrotto la relazione, ma i due erano riusciti in qualche modo a rimanere amici.

Alberto e i suoi amici conversarono insieme per un po’ in attesa degli ultimi ospiti che non tardarono ad arrivare. In meno di mezz’ora fecero il loro ingresso Barbara Giordani, socia in affari di Alberto, e i nipoti del festeggiato Chiara e Marco Barca. Dopo le debite presentazioni continuarono a chiacchierare per un po’, poi la conversazione fu interrotta per cenare e ripresa dopo cena nel salone.

Verso mezzanotte Alice chiese:

“Papà, perché non racconti la leggenda del castello? Credo che sia l’ora giusta!”

“Hai ragione. Questo maniero è al centro di un’intrigante leggenda. Circa quattrocento anni fa, il proprietario del castello acquistò durante un suo viaggio una statuetta di alabastro appartenuta ad una donna che era stata bruciata sul rogo per stregoneria e la regalò a sua figlia. Costei il giorno dopo il suo matrimonio, si recò nello studio di suo marito e, inspiegabilmente, lo uccise con l’attizzatoio. Poi fuggì nei sotterranei del castello dove fu inspiegabilmente ritrovata morta, mentre stringeva fra le mani una lettera su cui erano scritti caratteri indecifrabili. Cento anni dopo un uomo fu ucciso nello stesso luogo e nello stesso modo dalla sorella. La donna fu trovata morta nella cripta del castello e vicino al cadavere stava un messaggio. Ciò si ripeté ancora nel secolo seguente e da allora nessuno violò il castello fino a quando non lo acquistai.” narrò Alberto.

Dopo il racconto Alice disse che era stanca e che sarebbe andata a dormire e Dafne la seguì. Non furono le uniche a coricarsi e nel salone rimasero solo Alberto e Barbara.

Il mattino dopo Dafne si alzò tardi e fu l’ultima a scendere a colazione. Poi si recò in giardino dove trovò Carlo, Alberto e Giovanna che discutevano animatamente. Non appena la videro si interruppero.

“Mi dispiace di avervi interrotto.” Disse la ragazza.

“Stai tranquilla, non stavamo dicendo niente di importante.”disse Carlo con poca convinzione.

Poi Alberto aggiunse:

“Dafne, preparati a visitare il castello perché a mezzogiorno farò fare a te e agli altri il giro turistico più emozionante della vostra vita.”

A mezzogiorno si ritrovarono tutti nel salone per la spedizione. Mancavano soltanto Luisa, Barbara e Chiara.

Cominciarono a visitare il castello dai sotterranei. Il tour fu lungo ed emozionante, il castello era straordinariamente conservato ed era stato restaurato a regola d’arte. Durante la visita decisero, nonostante il freddo pungente, di fare nel pomeriggio una gita al fiume, che era in piena e offriva un magnifico spettacolo. Finita la visita tornarono nel salone per pranzare e Dafne si accorse di aver perso un orecchino. Giovanna le disse, con inspiegabile gentilezza, che non lo aveva più da quando erano stati nella cripta, così Dafne decise di recarsi là e Michele si offrì di aiutarla.

Entrarono nella cripta: quel posto metteva i brividi e la luce di una torcia elettrica dava ben poca sicurezza, di sicuro era molto più rassicurante andarci in gruppo. Improvvisamente sentirono un tonfo: la porta si era richiusa alle loro spalle e non riuscivano più ad aprirla. Come se non bastasse in quel posto non andava mai nessuno e fuori si stava scatenando un terribile temporale.

Dafne ritrovò l’orecchino vicino ad una parete con strane incisioni e le fece particolarmente impressione l’immagine di una donna che pregava la luna e le offriva doni. Per un attimo rimase incantata a guardare l’immagine, poi si riscosse e Michele le disse con rassegnazione:

“Credo che ci convenga armarci di pazienza e aspettare che gli altri si accorgano della nostra assenza.”

Fu solo verso mezzanotte che Marco li liberò. Dafne e Michele gli chiesero di avvertire gli altri e si coricarono.

Poco dopo Dafne ricevette la visita di Alice che le chiese come stava e le disse che temeva qualcosa: per lei l’incidente della cripta non era stato casuale.

Dafne la rassicurò e le domandò:

“Come mai non ci siete venuti a cercare prima?”

“Giovanna ci aveva detto che non volevate venire alla gita sul fiume e quando siamo tornati siamo andati subito a dormire, eravamo esausti. Poi mio fratello é andato da Michele per parlargli e quando si é accorto che era sparito ha dato l’allarme.”

“Ma pioveva!”

“Ci siamo riparati in una casetta sulla riva e quando la pioggia é diminuita siamo tornati. Ora ti saluto, buonanotte. “

“Buonanotte.”

Quando Alice uscì Dafne spense la luce e pensò che quello di Giovanna era stato uno scherzo veramente idiota. Ma se non fosse stato uno scherzo?

 

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