L’invisibile sguardo della morte (2001) – Parte I

Richard parcheggiò la sua auto, poi entrò nella prigione esibendo con orgoglio il suo lasciapassare. Mentre un secondino lo accompagnava lungo il corridoio buio, si spaventò del proprio cinismo: non gli importava affatto che l’occasione della sua vita gli fosse data dalla morte di una donna. Poi si riscosse: si era impegnato al massimo per avere quel lavoro e nulla l’avrebbe fermato, nemmeno la morte. Si disse che aveva affrontato cose ben peggiori, come quegli squali del vecchio giornale che ogni attimo avevano tentato di farlo a pezzi: ma sapeva di mentire a se stesso. Pur dando l’impressione di sentirsi tranquillo e sicuro davanti alla porta che lo separava da Margaret Milwer l’enormità di ciò che stava per affrontare lo fece vacillare. Poi si fece coraggio, abbassò la maniglia ed entrò.

Si trovò davanti una giovane sui trent’anni che fissava con occhi vitrei la parete che le stava di fronte. Aveva capelli biondi cortissimi, come una convalescente dopo una lunga malattia e la tuta scura finiva col togliere qualsiasi parvenza di vita e di colore a quel viso assorto e pallidissimo.

Poi la giovane alzò gli occhi sul giornalista e disse freddamente:

“Così è lei Richard Herrison. Veda di fare un buon lavoro: sono servita a ben poco durante la mia vita, spero di essere almeno utile nella morte.”

Quelle parole dette con tanto gelo lo colpirono come uno schiaffo e qualcosa in quello sguardo gli aveva fatto gelare il sangue nelle vene. Richard riuscì a stento a controllarsi. Si sedette e le rispose:

“Si, io sono Herrison. Senta io non sono qui per speculare su…su quello che le sta per accadere, ma sono venuto solo per fare il mio lavoro e, come ha detto lei, per farlo bene.”

“Lo faccia anche in fretta così mi lascerà in pace.” Ribatté la donna. Continuava a parlare freddamente e con distacco, come se ciò che le accadeva intorno non la riguardasse. Avrebbe parlato così durante tutto il colloquio. Solo per un momento sarebbe emerso il suo vero io, quella fiamma segreta che l’animava.

“Come vuole – continuò Herrison– mi parli dell’omicidio.”

“Che vuole sapere?”

“Parli pure a ruota libera.”

“Libera. Ho paura che la libertà sia ormai un concetto a me estraneo. Otto anni fa mio fratello Paul aveva deciso di sposarsi. La sua fidanzata, Caroline, però lo lasciò perché si era innamorata di Christopher Desmond, il figlio di un senatore. Per mio fratello lei era tutto. Aveva sempre detto che avrebbe dato anche la vita per lei e lo fece: s’impiccò. Paul mi aveva lasciato una lettera in cui aveva scritto: “Dopo tutto io l’ho perdonata, ora Meg tu perdona me e perdona anche lei”. Quando trovai il cadavere e la lettera dissi a me stessa che loro non meritavano il perdono. Mio fratello avrebbe perdonato me per avergli disobbedito: lui, al mio contrario, era capace di farlo. E sul suo corpo esangue promisi a Paul che chi lo aveva ucciso lo avrebbe seguito all’inferno. Così fu: mi recai a casa di Desmond con una pistola e feci fuoco. Dopo un attimo era tutto finito e sia Caroline che Desmond stesso erano a terra privi di vita. Mi costituii: giustizia era fatta, ma come loro erano stati puniti ora dovevo esserlo anch’io”

“Non considerarono le attenuanti? Tra l’altro si è anche costituita ”

“Non esistono attenuanti per chi uccide il figlio di un senatore.”

C’era qualcosa che Richard non riusciva a capire. Dopo tutto credeva di aver capito la personalità della donna che gli stava davanti e si chiedeva perché una persona tanto forte aveva gettato al vento la sua vita in quel modo: capiva il dolore e il desiderio di vendetta, ma ne valeva veramente la pena?

“Ma perché ha fatto un simile gesto? Così facendo ha distrutto la sua vita e non ha certo riavuto suo fratello.”

Di colpo negli occhi di Margaret arse una fiamma e balzando in piedi urlò con rabbia e con dolore:

“Perché? Perché Paul era tutto ciò che avevo e lo avevo sempre protetto da ogni cosa, ma non sono stata capace di proteggerlo da se stesso! Perché volevo dimostrare che a far del male si riceve solo male e che la morte genera solo la morte: la morte di mio fratello ha generato quella di Desmond e quella di Desmond la mia. E’ un ciclo che nessuno può fermare, nessuno.”

Poi improvvisamente si calmò e riprese il suo solito tono gelido e distaccato:

“Ora se ne vada e mi lasci sola.”

Poi Margaret lo guardò ancora una volta e lui ebbe l’impressione che quegli occhi gli scavassero dentro fino in fondo all’anima. Poi lei aggiunse:

“Mi auguro che verrà a vedermi morire.”

“Addio miss Milwer” Furono le uniche parole che riuscì a dire. Le avrebbe ricordate per sempre.

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